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David_Aioria-Kwi HadTempora labuntur more fluentis aquae
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Continua fonte di ispirazione in quello che faccio
Quella poca lettura che mi ha insegnato qualcosa nella vita
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August 03 ASSALAMU 3ALAIKOML’umidità della mia terra d’origine (che in molti mi disconoscono soltanto guardandomi in faccia), legata in questo fine settimana ad una calura e a livelli di umidità che mi ero illuso di poter sopportare una volta tornato in Italia, mi fa rimpiangere ciò che ho lasciato, 3 milioni di passi da qui. Ma non è soltanto lei che mi turba. A dire il vero, di tutti i viaggi all’estero che ho intrapreso in passato, questo era già in principio quello caricato delle maggiori aspettative, dei desideri, della voglia di apprendere qualcosa che non mi appartiene (e forse mai mi apparterrà), ma che in parte invidio ed ammiro, esternando a volte scorrettamente questi miei pensieri. Ne sa bene qualcosa la mia cuoca delle stupefacenti serate indiane e delle altrettanto sonnecchianti cene spagnole… Sto scorrendo le 3100 foto scattate, senza contare quelle dei miei compagni di viaggio che ancora non ho tra le mani, e il rammarico si fa strada a lunghi passi: forse quello di non aver concretizzato certe discussioni e situazioni, forse quello più ovvio della brevità degli eventi piacevoli e straordinariamente eccezionali, che si sono estinti in un batter d’occhio, o forse quello dell’immancabile paragone con ciò che ora mi si ripresenta intorno e che ripeto sempre di voler abbandonare al più presto. Questa volta le occasioni per dire la verità ci sono, eccome. Ieri una mia grande amica di Belarus mi ha detto una frase al limite dell’ovvietà più lapalissiana, ma detta da lei ed in quella circostanza, tra le lacrime di chi parte e sa che ci rivedremo non prima di otto mesi (inchallah - Dio permettendo), ha assunto tutto d’un tratto il tono amaro e dimesso di colei che ne ha vissute tante peggiori delle mie, ma che non si è ancora stancata del tutto di subirle. “Così è la vita, ed è breve.” Mai parole mi hanno più colpito in questo ultimo periodo, al pari degli occhi del bimbo che ha voluto darmi il pacchetto di chewin gum a Meknès nonostante non lo volessi, ma l’offerta che gli avevo appena elargito lo obbligava ad un atto di dignità che ancora oggi mi scuote e da solo supporta la mia convinzione che delle persone si può solo aver fiducia e si può solo pensare bene. Difficilmente dimenticherò quegli occhi. Al dì delle battute da spogliatoio che sono state esternate forse anche troppo spesso da me e dai miei compagni di viaggio, la verità è che sono stato circondato, cullato e pervaso da dignità, disponibilità, ospitalità e amicizia oltre ogni più umana comprensione e questo difficilmente potrà distogliermi dal pensare che il mio Eden è a 30 km dal confine con l’Algeria, al pari della mia impossibilità, nonostante i tanti sforzi che ogni giorno compio, a far capire ai miei amici “cattolici” che la bontà è dappertutto e non ipocritamente solo a casa nostra. Di occhi indimenticabili ne ho visto altri, alcuni in particolare mi turbano tuttora per l’incomunicabilità ad essi connessa (non posso certo ancora dire di sapere l’arabo, anche se la gestualità offertami in alcune discussioni mi ha fatto presagire il contenuto generale di quanto detto); vorrei poter comunicare più liberamente, dal momento che già alcune differenze culturali complicano questa mia speranza e ad ogni connessione di Live MSN la questione sembra non poter trovare, al momento, una soluzione semplice. Come scrissi un giorno nel messaggio d’umore dell’instant messaging: “Rendo grazie a Dio per gli amici che ho”, intendendo non solo quei pochi che vivono nel mio paese, ma anche quelli che sono sparsi al momento su tre continenti e che mi permettono di poter viaggiare in libertà, vivendo le emozioni più vere del nostro tempo. Anche se questo mi fa molto male, col senno di poi. Ma questo è un mio problema e la loro vicinanza placa al momento i miei istinti più nefasti, compari di viaggio della latente depressione che devo imparare a lasciarmi alle spalle.
Tempesta di sabbia ai confini con l'Algeria July 04 LAMPYRIS NOCTILUCAHo trascorso tutto il giorno a parlare con chiunque mi capitasse appresso di ciò che avevo fatto la sera prima… Dalle risposte che ho ricevuto, unanimi pur dalla differente estrazione culturale di chi me le forniva, ho capito una cosa, e quando l’ho capita mi sono sentito veramente vuoto, come se avessi perso del tempo che non può più essere riguadagnato. Sul fatto che il tempo che trascorre si perde nei meandri dell’anamnesi più o meno consapevolmente nulla da dire, ma che esso subisca un ulteriore livello di perdita, questo è grave. Questo livello è l’inettitudine a non voler fare cose reputate ridicole, in favore di sofisticherie che poi non portano a nulla nel lungo termine. Siamo andati al buio, senza fanali, senza nessun elemento di localizzazione visiva, io abbastanza alticcio e addormentato, l’altro spavaldo come sempre, ma forse non aveva nemmeno lui idea di che cosa stessimo facendo e dove dovessimo arrivare con le nostre biciclette… Seguendo quella flebile traccia a terra che permetteva a meridione di non ruzzolare in acqua e a settentrione nel regno dei cani che tanto mi spaventano di giorno ogni volta che passo per quel sentiero, nonostante io sappia, siamo arrivati sotto il ponte, col terzo che aspettava preoccupato per la “sua” macchina parcheggiata in luogo troppo appartato per non poter essere presa di mira da malintenzionati. Abbiamo continuato per un po’, ma il sonno dell’uomo preoccupato, fomentato dalla nostra incerta voglia di ripercorrere tutto nelle medesime condizioni con le quali eravamo arrivati fin lì, ci ha fatto desistere ed optare per la soluzione più divertente. Caricare (e caricarci) tutto sul furgoncino e tornare a casa in un trentesimo del tempo impiegato all’andata. Il tutto tra avvistamenti imprevisti e telefonate benedette dal Cielo, che ti risollevano, anche se non lo si capisce totalmente all’istante… Ho tanto pensato oggi a quella sera, l’altra sera, riflettendo su quello che facevo quando avevo quindici anni in meno e la libertà di parola concessami con cui poter alleggerire i pensieri di un periodo da non archiviare del tutto, ma certamente da non posizionare tra i migliori della mia vita. È stata la prima volta che ho visto le lucciole dal vivo, e mi è sembrato al limite dell’assurdo immaginare di rivivere cose che facevo da piccolo e che queste minuscole vedette di un ambiente ecologico magari ritrovato (o mai intaccato) mi segnalassero la straordinarietà, pur nella completa semplicità e mancanza di obiettivi materiali, di quella sera. Questo lo devo a loro, ai miei due carissimi amici, alla provvidenziale assicuratrice titolare ormai di un campeggio bielorusso, e a Dio.
Se mai un giorno dovessi perdere dei neuroni in quantità anormali, spero proprio di non dover salutare quelli che mi dovessero precludere il ricordo di questi momenti. June 12 1000 E NON PIU' 1000Oggi il mio Live Spaces ha superato le 1000 pagine visitate: non avrei mai immaginato tanta partecipazione per uno spazio web che dice poco o nulla. A tal riguardo potrei pensare che nessuno ha niente di meglio da fare che perdere tempo qui, oppure che un minimo di valore si possa anche attribuirmelo. In ogni caso questo mi sprona ad andare avanti e, compatibilmente col tempo che non ho, di tenervi aggiornati su alcune mie prossime iniziative, nonché sui miei viaggi, di cui 2 in dirittura d’arrivo e per i quali non sto più nella pelle. Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno contribuito a raggiungere questo mio, incoraggiante, risultato. June 05 NOVITA' GASTRONOMICHE
La cena spanish diventerà realtà all’interno dei martedì cultural-etno-gastronomici che si tengono a casa mia: ieri ne ho avuto la prova provata e devo dire che ne è valsa la pena. Non solo per la qualità di quanto mangiato, ma anche per sfatare le presunte mancanze culturali della fautrice della cena, cui, a mio avviso, manca solo un po’ di senso critico nel taglio delle sue foto di Barca. Tutto il resto è decisamente eccezionale. Patrocinio di Camposanto e Medolla o no, questo importa poco. Sono a tanto così dal riuscire a fare quello che ho sempre voluto e non me lo lascerò sfuggire tanto facilmente. A chi sa di intervenire, dico buon appetito in anticipo. May 28 OTTO AS HIMSELFTenca, come ti avevo anticipato, ecco uno dei miei miti cinematografici di ogni tempo… Dopo Aioria (Ioria, Leo no Aiolia, nato in Grecia il giorno della mia Goddess) e Kwisatz Haderach (Paul Atreides di Arrakis, colui che abbrevia le distanze), non posso che essere soggiogato per la terza volta dal potere mediatico di un crogiuolo di alta tecnologia al limite di ogni umana comprensione: Otto. “Otto as himself”, il mitico pilota automatico e infallibile gonfiabile de “L’aereo più pazzo del mondo”, film del 1980 (avevo un anno!!!), è un fidato factotum cui non si può fare a meno. Sempre ottimista, col sorriso in bocca, non si lamenta mai delle tante ore di lavoro e, soprattutto, non parla con nessuno e mantiene i segreti. Un mito, almeno finché non si sgonfia…!!!
Ciao Tenca, alla prossima!!!
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