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August 03 ASSALAMU 3ALAIKOML’umidità della mia terra d’origine (che in molti mi disconoscono soltanto guardandomi in faccia), legata in questo fine settimana ad una calura e a livelli di umidità che mi ero illuso di poter sopportare una volta tornato in Italia, mi fa rimpiangere ciò che ho lasciato, 3 milioni di passi da qui. Ma non è soltanto lei che mi turba. A dire il vero, di tutti i viaggi all’estero che ho intrapreso in passato, questo era già in principio quello caricato delle maggiori aspettative, dei desideri, della voglia di apprendere qualcosa che non mi appartiene (e forse mai mi apparterrà), ma che in parte invidio ed ammiro, esternando a volte scorrettamente questi miei pensieri. Ne sa bene qualcosa la mia cuoca delle stupefacenti serate indiane e delle altrettanto sonnecchianti cene spagnole… Sto scorrendo le 3100 foto scattate, senza contare quelle dei miei compagni di viaggio che ancora non ho tra le mani, e il rammarico si fa strada a lunghi passi: forse quello di non aver concretizzato certe discussioni e situazioni, forse quello più ovvio della brevità degli eventi piacevoli e straordinariamente eccezionali, che si sono estinti in un batter d’occhio, o forse quello dell’immancabile paragone con ciò che ora mi si ripresenta intorno e che ripeto sempre di voler abbandonare al più presto. Questa volta le occasioni per dire la verità ci sono, eccome. Ieri una mia grande amica di Belarus mi ha detto una frase al limite dell’ovvietà più lapalissiana, ma detta da lei ed in quella circostanza, tra le lacrime di chi parte e sa che ci rivedremo non prima di otto mesi (inchallah - Dio permettendo), ha assunto tutto d’un tratto il tono amaro e dimesso di colei che ne ha vissute tante peggiori delle mie, ma che non si è ancora stancata del tutto di subirle. “Così è la vita, ed è breve.” Mai parole mi hanno più colpito in questo ultimo periodo, al pari degli occhi del bimbo che ha voluto darmi il pacchetto di chewin gum a Meknès nonostante non lo volessi, ma l’offerta che gli avevo appena elargito lo obbligava ad un atto di dignità che ancora oggi mi scuote e da solo supporta la mia convinzione che delle persone si può solo aver fiducia e si può solo pensare bene. Difficilmente dimenticherò quegli occhi. Al dì delle battute da spogliatoio che sono state esternate forse anche troppo spesso da me e dai miei compagni di viaggio, la verità è che sono stato circondato, cullato e pervaso da dignità, disponibilità, ospitalità e amicizia oltre ogni più umana comprensione e questo difficilmente potrà distogliermi dal pensare che il mio Eden è a 30 km dal confine con l’Algeria, al pari della mia impossibilità, nonostante i tanti sforzi che ogni giorno compio, a far capire ai miei amici “cattolici” che la bontà è dappertutto e non ipocritamente solo a casa nostra. Di occhi indimenticabili ne ho visto altri, alcuni in particolare mi turbano tuttora per l’incomunicabilità ad essi connessa (non posso certo ancora dire di sapere l’arabo, anche se la gestualità offertami in alcune discussioni mi ha fatto presagire il contenuto generale di quanto detto); vorrei poter comunicare più liberamente, dal momento che già alcune differenze culturali complicano questa mia speranza e ad ogni connessione di Live MSN la questione sembra non poter trovare, al momento, una soluzione semplice. Come scrissi un giorno nel messaggio d’umore dell’instant messaging: “Rendo grazie a Dio per gli amici che ho”, intendendo non solo quei pochi che vivono nel mio paese, ma anche quelli che sono sparsi al momento su tre continenti e che mi permettono di poter viaggiare in libertà, vivendo le emozioni più vere del nostro tempo. Anche se questo mi fa molto male, col senno di poi. Ma questo è un mio problema e la loro vicinanza placa al momento i miei istinti più nefasti, compari di viaggio della latente depressione che devo imparare a lasciarmi alle spalle.
Tempesta di sabbia ai confini con l'Algeria July 04 LAMPYRIS NOCTILUCAHo trascorso tutto il giorno a parlare con chiunque mi capitasse appresso di ciò che avevo fatto la sera prima… Dalle risposte che ho ricevuto, unanimi pur dalla differente estrazione culturale di chi me le forniva, ho capito una cosa, e quando l’ho capita mi sono sentito veramente vuoto, come se avessi perso del tempo che non può più essere riguadagnato. Sul fatto che il tempo che trascorre si perde nei meandri dell’anamnesi più o meno consapevolmente nulla da dire, ma che esso subisca un ulteriore livello di perdita, questo è grave. Questo livello è l’inettitudine a non voler fare cose reputate ridicole, in favore di sofisticherie che poi non portano a nulla nel lungo termine. Siamo andati al buio, senza fanali, senza nessun elemento di localizzazione visiva, io abbastanza alticcio e addormentato, l’altro spavaldo come sempre, ma forse non aveva nemmeno lui idea di che cosa stessimo facendo e dove dovessimo arrivare con le nostre biciclette… Seguendo quella flebile traccia a terra che permetteva a meridione di non ruzzolare in acqua e a settentrione nel regno dei cani che tanto mi spaventano di giorno ogni volta che passo per quel sentiero, nonostante io sappia, siamo arrivati sotto il ponte, col terzo che aspettava preoccupato per la “sua” macchina parcheggiata in luogo troppo appartato per non poter essere presa di mira da malintenzionati. Abbiamo continuato per un po’, ma il sonno dell’uomo preoccupato, fomentato dalla nostra incerta voglia di ripercorrere tutto nelle medesime condizioni con le quali eravamo arrivati fin lì, ci ha fatto desistere ed optare per la soluzione più divertente. Caricare (e caricarci) tutto sul furgoncino e tornare a casa in un trentesimo del tempo impiegato all’andata. Il tutto tra avvistamenti imprevisti e telefonate benedette dal Cielo, che ti risollevano, anche se non lo si capisce totalmente all’istante… Ho tanto pensato oggi a quella sera, l’altra sera, riflettendo su quello che facevo quando avevo quindici anni in meno e la libertà di parola concessami con cui poter alleggerire i pensieri di un periodo da non archiviare del tutto, ma certamente da non posizionare tra i migliori della mia vita. È stata la prima volta che ho visto le lucciole dal vivo, e mi è sembrato al limite dell’assurdo immaginare di rivivere cose che facevo da piccolo e che queste minuscole vedette di un ambiente ecologico magari ritrovato (o mai intaccato) mi segnalassero la straordinarietà, pur nella completa semplicità e mancanza di obiettivi materiali, di quella sera. Questo lo devo a loro, ai miei due carissimi amici, alla provvidenziale assicuratrice titolare ormai di un campeggio bielorusso, e a Dio.
Se mai un giorno dovessi perdere dei neuroni in quantità anormali, spero proprio di non dover salutare quelli che mi dovessero precludere il ricordo di questi momenti. June 12 1000 E NON PIU' 1000Oggi il mio Live Spaces ha superato le 1000 pagine visitate: non avrei mai immaginato tanta partecipazione per uno spazio web che dice poco o nulla. A tal riguardo potrei pensare che nessuno ha niente di meglio da fare che perdere tempo qui, oppure che un minimo di valore si possa anche attribuirmelo. In ogni caso questo mi sprona ad andare avanti e, compatibilmente col tempo che non ho, di tenervi aggiornati su alcune mie prossime iniziative, nonché sui miei viaggi, di cui 2 in dirittura d’arrivo e per i quali non sto più nella pelle. Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno contribuito a raggiungere questo mio, incoraggiante, risultato. June 05 NOVITA' GASTRONOMICHE
La cena spanish diventerà realtà all’interno dei martedì cultural-etno-gastronomici che si tengono a casa mia: ieri ne ho avuto la prova provata e devo dire che ne è valsa la pena. Non solo per la qualità di quanto mangiato, ma anche per sfatare le presunte mancanze culturali della fautrice della cena, cui, a mio avviso, manca solo un po’ di senso critico nel taglio delle sue foto di Barca. Tutto il resto è decisamente eccezionale. Patrocinio di Camposanto e Medolla o no, questo importa poco. Sono a tanto così dal riuscire a fare quello che ho sempre voluto e non me lo lascerò sfuggire tanto facilmente. A chi sa di intervenire, dico buon appetito in anticipo. May 28 OTTO AS HIMSELFTenca, come ti avevo anticipato, ecco uno dei miei miti cinematografici di ogni tempo… Dopo Aioria (Ioria, Leo no Aiolia, nato in Grecia il giorno della mia Goddess) e Kwisatz Haderach (Paul Atreides di Arrakis, colui che abbrevia le distanze), non posso che essere soggiogato per la terza volta dal potere mediatico di un crogiuolo di alta tecnologia al limite di ogni umana comprensione: Otto. “Otto as himself”, il mitico pilota automatico e infallibile gonfiabile de “L’aereo più pazzo del mondo”, film del 1980 (avevo un anno!!!), è un fidato factotum cui non si può fare a meno. Sempre ottimista, col sorriso in bocca, non si lamenta mai delle tante ore di lavoro e, soprattutto, non parla con nessuno e mantiene i segreti. Un mito, almeno finché non si sgonfia…!!!
Ciao Tenca, alla prossima!!! May 24 ЗинаидаNon vorrei pensare unicamente che i 2000 km che ci separano rappresentino un facile alibi per stare solo male e non voler guardarsi intorno e oltre, nella mia terra, certamente più alla portata di mano, almeno da un punto di vista meramente logistico. E nemmeno credere che la sindrome del dipendente affettivo, della quale io soffro anche se non voglio fino in fondo ammetterlo, possa giustificare questo stato d’animo al limite della depressione e del non volersi mettere (affettivamente) in gioco. Il fatto è che oggi non penso a molto altro e tutto quello che mi sta succedendo intorno in questi giorni, con un’impressionante sovrapposizione di occasioni quali mai mi sarei immaginato di vivere in così breve tempo, non riesce a produrre qualcosa che possa allontanarmi dal pensiero iniziale. Che è quello di voler approfondire qualcosa che forse non esiste nemmeno, o che è solo iniziato e mai andrà oltre, o che mai lo farà. Quanto vorrei essere a Minsk in questo momento, quanto vorrei sentire la sua voce guardandola negli occhi. Cavolo, perfino la tecnologia non mi aiuta in questo periodo… Mi rimangono le due speranze su cui conto di più: rivederla nell’Italia mitteleuropea in agosto, e attendere l’esito positivo della sua domanda della borsa di studio di specializzazione. In ogni caso tutto gioca, al momento, in mio sfavore. April 28 BELARUS - IIIGli ammassi di scorie chimiche alle porte di Gomel, visti dall'aereo della Belavia, 26 aprile 2008.
Cosa resterà…
Lasciatemi prendere a riferimento questa domanda che una nota trasmissione della notte colta di Rai 3 rivolse raccontando la vita di un grande del nostro tempo, scomparso ormai da 3 anni, non a caso gli stessi in cui io mi reco a Nivki, sul confine meridionale della Bielorussia, a 70 km dalla centrale nucleare ucraina di Chernobyl.
Tre anni di grandi cose, per il nostro standard consumistico e ormai pseudo-demenziale-politico certamente inutili, ma per quello che si riceve quando si arriva col freddo e col vento pungente, in mezzo al nulla e al grigiore di un futuro senza stimoli e speranze, con l’ombra nefasta di un male invisibile e radioattivo… beh, lasciatemelo dire: è tanto quello che si riceve. È tanto quello che si lascia là, dopo solo 8 giorni di lavoro intenso, senza un momento per sé, ma le soddisfazioni personali sono i saluti, i contatti coi bimbi, il non essere stati dimenticati, l’attesa di un anno al freddo e la direttrice scolastica che sa sempre qualche parola in più di italiano, la chirurga e la pediatra per la quale prego in un suo possibile trasferimento in Italia… quanto vorrei che tu fossi qui mia dottoressa!!! Cosa resterà? A parte le 1193 foto, il vuoto della ritrovata solitudine mediterranea mi deteriora. Sicuramente i discorsi nella casa di Minsk mi hanno fatto riflettere sulla mia presunta integrità morale, sempre cercata, ma mai ostentata e per questo motivo di interminabili equivoci che mi hanno fatto pensare di aver sbagliato molto in passato, anche quello recente, senza però aver commesso i reati di cui mi si tacciava. Loro sono là, sono ormai parte della mia vita da quattro anni, fisicamente da tre, nelle mie speranze sentimentali da una settimana… io sono qui invece e il solo freddo contatto informatico non mi basta più, del resto io sono tutt’altro che virtuale. Tre amici che hanno viaggiato e condiviso anche le cose più insolenti dell’essere umani, ma che si sono divertiti nel portare un piccolo aiuto in quel luogo. Tre amici che spero non si dimentichino mai l’uno dell’altro e di cui io ammetto e riconosco la straordinaria superiorità di uno di loro (noi), la mia Gilly, una donna al di là di ogni più facile e superflua classificazione, un faro nella notte nucleare, la vera causa scatenante di tutto il bene che il mio paese produce ogni estate per 60 bimbi di questa landa desolata del mondo. Ma cosa resterà? Tutta la nostra vita ormai è un’attesa, con poco facciamo molto, poi però loro sono là e noi qui. Un’attesa annuale che deteriora l’animo e la resistenza psichica. Io vorrei tante cose, non certo per me, ma per sistemare questa situazione più grande di tutti noi. L’unica persona che sembra poter trovare il modo di sistemare un piccolo casellario in questo caos è Giliana, ma quanto le costa questo sforzo! Quanto costa anche a me essere così masochista a volte da credere di non poter stare male una volta rientrato in Italia, di essere diventato cinico… la realtà è un’altra: non si può cambiare il mondo, ma non si può nemmeno restare indifferenti a questo dolore e questo sfacelo. Cosa resterà di questi anni, di questi sorrisi, di queste speranze, di questi pianti, delle ubriacature, dei giochi, del freddo, della neve, dei palloni, dei mal di schiena, delle luride stanze d’albergo pagate a peso d’oro, della radioattività che blocca tutte le coltivazioni, degli aerei inquietanti e degli aeroporti improvvisati? Se non testimonieremo in prima persona e per iscritto tutto questo, penso poco. Giliana è un prodigio della natura, ma se non lo si rende noto rimane una Santa in una cella di clausura. Io sono solo un suo fedele servitore e compagno di viaggio, ma senza lei non si fa nulla. E non resta nulla. Da oggi mi impegnerò affinché qualcosa rimanga, ne ho già un’idea in testa, mi porterà via del tempo, ma penso che ne varrà certamente la pena, come tutto quello che lei ha sempre fatto e che io condivido da quattro anni. April 15 CHI HA FANTASIA PER INTENDERE...IL QUINDICESIMO È MORTO IN 20 LUNE: W IL SEDICESIMO NEI 2 EMICICLI ALL'OMBRA DELLA CROCE E DELL'AQUILA BICEFALA. April 13 LA DOMENICA DEL CONDANNATO IN UFFICIOIeri sera prima di cena ho guardato “Che tempo che fa”, l’intervento del professore di Estetica di cui non ho fatto troppo caso al cognome. Fatto sta che non ha detto cose di cui io già non mi sia fatto domande o che non abbia già studiato, ma certamente mi hanno fatto riflettere, almeno un paio di minuti prima di addormentarmi o notte fonda. Che siamo bombardati continuamente tutti i giorni, minuti, secondi da una quantità intollerabile di stimoli, il più delle volte rivelatisi inutili già in giornata, se non prima, l’ho sempre sospettato, ma allora mi chiedo: fino a 10 anni fa esatti (il mio primo cellulare è dell’agosto 1998) che non eravamo ancora raggiungibili sulla tazza del water e non avevamo neppure internet, gli amici li trovavo lo stesso dove sapevo di poterli trovare, e facevo nel contempo più moto, tenendomi in forma senza sospettarlo. Si aveva una settimana di tempo (o giù di lì) per i momenti di riflessione e per elaborare le cose che davvero avevano importanza. Oggi quei momenti, di cui rimpiango la scomparsa, sono incompatibili col nostro tempo per almeno due motivi: 1) non c’è tempo fisico per produrli 2) se ti ritagli un momento per produrli, la settimana successiva, all’esposizione dei tuoi pensieri, tutti ti prendono per matto, per uno che non aveva nient’altro da fare, che è mezzo matto, tendenzialmente permaloso e che non ha il coraggio di dire le sue al momento giusto, ovvero all’istante. Oggi se non rispondi entro 60 secondi sei fuori dal giro, col timore di rimanere da solo, paradossalmente in un’era dove non hai mai avuto tanta gente intorno a te come adesso. Un compromesso non lo vedo facile, perché le cose che non vanno le dico sempre e subito, e si sa che non vanno a braccetto con gli accomodamenti dell’ultimo secondo.
Buona domenica a tutti, quando esco dall’ufficio vado ad espletare il mio diritto-dovere di votare, anche se sappiamo tutti quanti che i giochi sono fatti fin da ieri. April 12 LA SBRONZA - RELIGIOSAMENTE VIETATA - NON C'E' STATAA prescindere dal fatto che non posso farmi carico delle superficialità altrui e nemmeno per questo starci male, oggi mi sono chiesto se chi mi sta intorno c’è o ci fa o se il suo continuo cadere dal pero sia un capitolo di un piano prestabilito per farmi impazzire. Proprio io che sono un adepto della coerenza in tutte le sue forme e sfumature… Ieri sera si è fatto il contrario di tutto quello che mi sarei aspettato, ma non perché io continui a sognare ad occhi aperti, quanto piuttosto per le parole che odo e che puntualmente non trovano corrispondenza nel lato pratico. Non me frega più di tanto farmi un’idea del quoziente intellettivo di costoro (che ho sempre ritenuto più alto di quello che forse è più rispondente al vero…). Più che altro vorrei capire cosa c’entro con loro e con questo contesto. Sono molto abbattuto dalla possibilità che non esistano tra noi quelle ipotesi di dialogo che i miei miti letterari (non immaginari) hanno storicamente raggiunto con loro. Non è che tra loro io voglia intravedere un nuovo mio migliore amico, Dio me ne scampi: quello che ho avuto fino ai miei primi 23 anni mi è bastato e mi ha completamente svuotato, anche della fiducia che reputo nulla nel contesto a me incompatibile di una borgata come SF. Non cerco nemmeno altro, ormai conto i giorni alla mia partenza. April 10 IL DOPO CORSO E' TEMPO DI RIFLESSIONEMa io voglio davvero tutto ciò che voglio? Che io sia stato fino ad oggi colui che si è preoccupato di esserlo (una sola persona è in grado di capire questa affermazione apparentemente senza senso) è una verità che non può essere messa in discussione. Ho sempre pensato, e lo penso tuttora, che l’amicizia sia una concessione: abbia infatti una scadenza nel tempo e debba produrre vantaggi economici per sostenersi finanziariamente. Allo stesso tempo essa annienta per qualche istante la mia continua sensazione di essere inutile. Quindi non posso esimermi dal convivere con questo bisogno del tutto umano e che non si è ancora tramutato in ciò che avrei voluto diventasse. Ma chi prendo in giro? Solo io posso essere fautore del mio destino e se il mio destino è lontano dall’essere radioso non posso biasimarlo, semmai guardarmi allo specchio e rimproverarmi. Ma poi a cosa servirebbe, a farmi stare ancora più male, sperando di trarne un effimero sollievo. Non posso poi nascondere nemmeno le mie inclinazioni etiche, certamente non condivise dalla quasi totalità del mio mondo secolarizzato e paradossalmente rispettate da coloro, quelli nuovi, che gli altri tanto temono perché ci stanno colonizzando. E allora? Ma che mi importa, tutti hanno diritto alla felicità e alla libera, ponderata, possibilità di affermare le proprie idee e difendere le proprie usanze millenarie. La seconda università mi ha certamente segnato più del quinquennio concluso ormai da 4 anni, perlomeno nel farmi capire che non posso nulla contro i mulini a vento che ruotano contro di me. Semplicemente vorrei che qualcuno di loro fosse concorde con quello che mi ribolle nella mente, perlomeno nel senso di marcia. Ho bisogno di sintonia, più che di certezze; di amore, più che di buone occasioni; di intelligenti silenzi, più che di istantanei e meccanici allineamenti, di fulgide illuminazioni, più che ulteriori lezioni. Ho già lasciato alle mie spalle 70 esami universitari, non posso continuare a pensare che la routine circostanziata del mio piccolo mondo possa colmare tutto il vuoto che sento.
Fra 9 giorni ritorno in terra sovietica per la quarta volta, non è uno dei momenti più allegri della mia vita e certamente il viaggio non mi aiuterà a sentirmi più felice, ma vorrei pensare che anche un arresto (scampato l’anno scorso e anche il precedente) potrebbe segnare un cambiamento delle mie impostazioni preconcettuali nei riguardi della vita che vorrei. Dio mio, ma cosa ho bevuto stasera? Ma è possibile condensarne tante in così poco spazio? L’ascolto di Live to tell impostata su repeat amplifica a dismisura gli effetti di nessun millilitro alcolico ingerito oggi. Certamente un record, che domani da Hak vanificherò con compiaciuta e spropositata capacità di un finto, esibito, autocontrollo. Mi ributto sulla storia di 199 miei concittadini che entro il 1918 hanno fatto qualcosa di buono per il mio Paese, per i quali disprezzo chi non vuole ricordarlo. Spero che il testo che gli tributerò presto possa ripagarli in parte degli anni che io sto usando al posto loro, che disprezzo, che amo, che rimpiango, cui mi lamento, ma che, soprattutto, vivo. Buona notte. April 09 LA PIOGGIA OGGI NON CI HA BAGNATOOgni settimana che passa mi perdo nell’accattivante e masochistico oblio della velleitaria disperazione. Ne sono capitate veramente tante in quest’ultimo periodo e non me ne sono sentito comunque pago, anzi… quasi le cerco con un’ansia fuori dai miei limiti mentali. Non so se mai mi stancherò di problematizzare le cose, di certo so che questo mi serve a non farmi incorrere nell’idea che quello che vivo possa essere tacciato di nullità. Presto terminerò quello che fin da troppo tempo sto trascinandomi dietro come una palla al piede, lasciando spazio a quello che mi sono sempre immaginato dopo quel momento: tutto, senza limiti e senza tempo. Qualunque cosa è per me degna di essere appresa ed utilizzata, purché serva a qualcosa, anche al temporaneo appagamento personale di un dolore bramato... anche a sentirsi male pensando che questo sia un bene, anche a sperare di stare bene cercando il male nella mente. Penso che, per produrre una cesura significativa con questi insani propositi, sia giunto il tempo delle estirpazioni dal mio hortus conclusus e coloro che avranno modo di leggere queste flebili righe avranno modo di capire in cuor loro di cosa mi sto riferendo.
Oggi pomeriggio ho avuto una grande discussione con un grande amico - spero che lui se ne sia reso conto - in un momento di ennesima messa in crisi del mio sistema di certezze. Quello che ne è saltato fuori probabilmente mi ha fortificato, ma ha allungato lo strascico delle cose che bisogna preoccuparsi di risolvere. E il solo lavoro “agricolo” non potrà aiutarmi a lungo. Perciò, oltre all’imprescindibile bisogno di coerenza e serenità interiore, bisogna che mi ci metta sul serio a realizzare quello che ho nel cassetto, e se posso condividerlo in un crescendo tensionale con chi da anni mi ispira fiducia e con coloro che verranno oltre, tanto meglio. March 20 PSEUDO LECTIO MAGISTRALIS - PUBBLICITA' NON A FINE DI LUCROStasera io & Co. teniamo la lezione di "Cenni di Architettura Islamica", una branca dell'architettura mondiale cui mi sono avvicinato seriamente solo negli ultimi 7 giorni, perchè mai affrontata all'università (col senno di poi, con mio sommo dispiacere), ma che mi ha preso troppo!!! E' sempre bello imparare qualcosa anche dagli altri. Speriamo solo di non fare brutta figura... il tempo a disposizione è stato quello che era.
Auditorium di San Felice, ore 20,30, ingresso libero. January 27 MIO PADRE STA RISCHIANDO LA VITA PER UN BRANCO DI KENYOTI INGRATIQuesta la lettera che mi ha inviato ieri col resoconto della settimana:
Thika, 22.01.08 Carissimi, ho riflettuto molto durante questi ultimi giorni di disordini e di paura, dove non si dorme né di giorno, tanto meno di notte. La città di Thika, è la meno esposta, essendo abitata praticamente da una sola etnia (Kikuiu), quasi tutti gli altri sono scappati nei loro luoghi, per paura e perché hanno avuto più o meno un avviso abbandonando e perdendo case e proprietà. Oggi pomeriggio sul tardi è arrivato Koffi Annan, che subito è apparso sui canali televisivi Kenioti come il cardinale Desmond Tutu, i presidenti del Ghana, Zimbabwe Tanzania, Ruanda e Uganda. Hanno parlato a lungo di pace, riportando le loro esperienze in quegli Stati dove ci sono state rivoluzioni fra etnie, stanno incontrando le 2 parti contrastanti, quali: il partito PNU dell’attuale Presidente appena nominato e Raila Odinga il leader del partito ODM, che ha perso con 240.000 voti in meno. Odinga è di etnia Luo, che sono in minoranza e che sono quelli che hanno bruciato circa 10.000 case, ucciso 612 persone (dichiarate) e causati 265.000 dispersi (dichiarati), questi ultimi si sono rifugiati dentro i confini degli Stati limitrofi, specialmente in Uganda e Ruanda che si trovano a nord-ovest, dove appunto sono situati i Luo. Odinga non riconosce la sovranità dello Stato attuale e non accetta la sconfitta, proprio perché minima, per questo assieme ad altri 4 criminali ha formato il PENTAGONO che sta aizzando tutti contro di tutti, promettendo il paradiso per i più poveri e disperati. In due settimane, il Kenya ha cambiato faccia; Nairobi è chiusa, circondata da un cordone di militari, tutti gli uffici e negozi chiusi, le strade sono bloccate qua e là da bande di disperati che saccheggiano chiunque passi, la ferrovia è stata praticamente levata dal suo posto, questo ha causato il blocco dello Stato. L’Uganda, lo Stato che si trova a nord del Kenya, rimane tagliato dai rifornimenti che arrivano dal porto di Mombasa,(il più importante dell’East Africa) e che passano sull’unica importante strada Mombasa - Rift valley e sulla ferrovia, ora inesistente. Il governo sta facendo molto ma la polizia non riesce a controllare km e km di strade specialmente in foreste e territori deserti immensi, dove invece bande di pochi criminali con posti di blocco improvvisati con massi e fuochi terrorizzano, saccheggiano ed ammazzano, (ieri un autista è stato bruciato vivo dentro la cabina del suo camion). Qui in Thika la situazione è leggermente diversa, ma è tesissima, scarseggia il petrolio, alcuni generi alimentari, non ci si può muovere specialmente dopo le 6 di sera, alcune scuole hanno aperto, qualche negozio, qualche servizio di trasporto, ma non arriva a Nairobi centro. La strada dell’aeroporto è chiusa se non scortata da camion di polizia. Non c’è più un turista, i più grandi alberghi, che in Kenya sono tanti, hanno chiuso totalmente e licenziato tutto il personale, le fabbriche hanno chiuso pure, solo qui a Thika, città industriale, le fabbriche sono più o meno aperte, La Del Monte è aperta anche se ridotta, ma hanno tutti i container fermi in piazzale, come pure le fabbriche di caffè e tè. Ieri alcuni camion che portano aiuti alimentari della croce rossa sono stati bruciati. Vogliono la guerra civile.
E’ un disastro, che io in 40 anni di esperienze qua e là in Africa non avevo mai visto e immaginato. Tutti parlano di pace e riconciliazione, ma serpeggia un odio fra loro che è dettato solo dalla totale ignoranza. Gli inglesi e l’ambasciatore americano, anche se indirettamente, hanno sempre supportato Odinga sin da prima delle elezioni, adesso (secondo molti), pensano da questa situazione di trarre vantaggio. Non scordiamoci che tutti i materiali che il Kenya ha bisogno (camion, veicoli militari, armi, ecc...) vengono dall’Inghilterra, mentre tutto il caffè, tè e piretro, viene quotato in borsa a Londra. 24.01.08 Oggi, come ieri avevano preannunciato, ci sono stati in Nairobi, Mombasa, Kisumu, Eldoret e tantissimi altri posti, sommosse, manifestazioni, pestaggi, blocchi, bruciamenti di case, fattorie e sparatorie con 22 morti dichiarati. E’ in corso un incontro tra le parti, coordinato da Koffi Annan, e vari presidenti del Ghana, Tanzania, Zimbabwe, Uganda, e Ruanda, ora presenti in State House. Si sono stretti la mano, ma senza guardarsi. Subito dopo di sera alle 21, il gruppo dei cinque (Pentagon, si fanno chiamare) hanno parlato alla televisione dicendo che loro non sono responsabili di quello che la gente fa, ma tutti sanno che sono loro che hanno pagato e che continuano a pagare i sobillatore che creano odio fra le diverse etnie, accusando il presidente attuale di falso in votazioni e rubamenti di voti. Il giornale in prima pagina, sta accusando Raila il capo, di genocidio, distruzioni e rubamenti di proprietà e che di fronte al Kenya e al mondo intero ne dovrà prima o poi rispondere. I media esteri, non parlano di granché e non divulgano notizie vere, la CNN e la BBC, non parliamone, Al jazeera, a volte dice la verità, ma penso che tacciano su molte cose. Fino ad adesso, non c’è male, ma cosa succede se la polizia segue il ribelle? Molti di loro anche se non lo mostrano, simpatizzano per questo nuovo movimento.
January 15 OGGI MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANOOggi è stata sconfessata la stessa etimologia di quelle ultime due istituzioni scolastiche che ho frequentato dal 1998 al 2006.
Vale la pena abbandonare un Paese di merda senza più alcuna morale.
Un Paese dove perfino i brigatisti e i negazionisti dell'olocausto vanno nelle università a "insegnare" le loro cazzate e dove un Papa non può dire quello che pensa, come tutte le comuni persone non soggette a restrizioni giudiziarie.
In una università, La Sapienza, che deve alla Chiesa la fortuna di potersi definire tale.
Sarebbe come se non si potesse entrare nel 99% dei siti Patrimonio dell'Umanità italiani o nelle 100.000 chiese e nei 40.000 castelli italiani censiti, se si fosse muniti del tesserino del partito comunista. Dopotutto, per coerenza almeno culturale, quei soggetti dovrebbero starsene fuori da questi luoghi, che rappresentano la maggior entrata di questo Stato e dei quali essi stessi se ne fanno vanto quando più gli fa comodo.
Come popolo siamo veramente vergognosi, l'abbiamo dimostrato con i rifiuti di una intera regione sommersa dalla merda, e continuiamo pure adesso con una saga politica decisamente fuori dal tempo. Fomentata dagli unici che si ostinano a mantenere lo stesso nome di una delle tre più sciagurate ideologie del XX secolo, imperdonabilmente non vietata per legge da questo stolto Stato.
Nulla di nuovo sotto al sole. January 08 E se un giorno....Un giorno mi piacerebbe tanto che qualcuno a San Felice si svegliasse e si accorgesse che se nessuno sfrutta furbescamente quel poco che facciamo in questo paese non combineremo mai nulla di buono, o nulla che valga la pena di essere tramandato. Alludo per esempio all'ultima fiera di settembre, in occasione della quale furono accesi i fuochi d'artificio nel prato tra la Rocca e il Monumento ai Caduti. Tutti a guardare, spintonandosi come sardine, e nessuno che invece abbia avuto l'idea di produrre qualcosa di nuovo, congelando l'enorme sforzo che i soliti compiono tutti gli anni per dare un senso a qualcosa che francamente non vedo più da molto tempo. Che siamo una piccola società in decadenza l'ho sempre sospettato, ma su scala continentale siamo anche imperniati da una cultura dell'immagine che trae vigore esplicitamente da oltre un secolo, quindi: perchè non venderci? In questo caso l'accezione da considerare è quella squisitamente pubblicitaria. Qualcosa era già stato fatto in passato, ma se sono sempre i pochi avanguardisti ad avanzare, non penso che gli altri li seguiranno, come del resto non lo hanno mai fatto. Io sono del partito che quello che faccio è frutto del "da cosa nasce cosa", ma non fatalmente; penso più che altro casualmente. Però coscientemente lo metto in pratica, partendo dal materiale di cui dispongo. Non è molto ma, se ogni tanto qualcuno si sbalordisce del prodotto, mi basta e mi fa pensare che se esso fosse centuplicato e studiato anche a priori, magari ci troveremmo su ben altro livello. Io qualcosa l'ho immortalato per i posteri, ed è questo: Impossibile dire con certezza in che livello ci ritroveremo: manca più che altro la civilizzazione dei probabili fruitori che dovrebbero sostenere le iniziative non solo qualitativamente (questa è una delle più grosse ed ipocrite velleità del mio paese), quanto semmai numericamente. Certo che se non ci muoviamo su più fronti non faremo altro che suggellare lo sciagurato (nuovo) PSC del Comune che ci porterà a diventare e a restare per sempre quello che già in gran parte siamo: un paese dormitorio, senza nessuna prospettiva di crescita in nessun campo. Tutto ciò che ho visto e vissuto da bambino già non esiste più e quello che l'ha sostituito non si leverà più di torno e diventerà l'ignobile leit-motiv che mi circonda ovunque. Tanto vale pubblicizzare l'effimero, dal momento che la realtà ha cambiato indirizzo. Basterebbe poco, certo bisognerebbe smetterla di preoccuparsi di comprare le aree agricole che prossimamente verranno espropriate per la costruzione della Cispadana, tanto i ben informati ai piani alti sono già in fibrillazione. Bisognerebbe mettersi in moto dal basso, come anche io feci qualche volta, ma poi ci si sconforterebbe nell'apprendere che i soliti sfruttano il lavoro di volontariato di tanti per sorreggersi politicamente. E questa è la miglior arringa per obbligare chiunque a non fare un emerito nulla. Peccato. Dormiremo per tanti anni. December 30 Riprende il corso più fuori di testa del 2007.Sì è concluso l'altro ieri il lungo parto per la realizzazione del logo (rinnovato) della Associazione "Il Mosaico" di San Felice, cui io (con mio dispiacere) NON faccio parte... Ha ha ha... si campa lo stesso. Dopo un'attenta analisi dei pro e dei contro alle reazioni che alcuni simboli avrebbero potuto generare nell'opinione pubblica della Bassa (peraltro sempre attenta a stupidaggini, in un mare di sfaceli che stanno invece distruggendo materialmente il nostro circoscritto territorio); io, Ab & Hak siamo giunti ad una sorta di compromesso partorendo, come già detto prima, questo graficismo, che va a sostituire quello, peraltro scadente, in vigore fino a questa settimana. Questo il risultato:
Ovviamente l'aspetto più rilevante, connesso a quanto sopra accennato, è la II^ edizione del celeberrimo Corso di Lingua e Cultura Araba, che riaprirà i battenti il 17 Gennaio 2008 in quel di San Felice, per la gioia di coloro che già nell'anno 2007 vi hanno partecipato, riducendo un poco il proprio quoziente di rincretinimento socio-culturale e che si sono soprattutto divertiti un sacco. Quest'anno speriamo di coinvolgere ancora di più i partecipanti, alimentare il dibattito e accrescere il numero delle adesioni... Consigliato per chi non ha paura del "diverso" o, semplicemente (come me), per chi non trova invalicabili le differenze precostituite tra gli individui.
December 28 Situazione viaggi al dicembre 2007Viaggio all'estero ormai da 12 anni; i Paesi che ho imparato a conoscere sono 12 (in rosso nella cartina), visitati in totale già 17 volte. Quelli per i quali ho già progettato di andarci, o semplicemente spero di vederli prima di diventare troppo vecchio, sono 10, di cui uno già visitato (in arancio).
December 27 The site is under constructionPresto potrete vedere qualcosa del mio piccolo world space... 15.000 fotografie hanno bisogno di un po' di tempo per essere selezionate e caricate...
Comunque buona visione fin d'ora!!! |
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